I Romani

La vita romana

 

L'istruzione

Ovidio

I ragazzi romani studiavano, di solito, in casa. Veniva un maestro che insegnava loro la grammatica e il far di conto.  Raggiunti quindici anni, apprendevano la retorica, cioè l'arte di parlare con proprietà ed eleganza. I Romani parlavano la lingua latina dalla quale poi,  in seguito, è derivato l'italiano.

A Roma non esistevano, come ai giorni nostri, scuole statali gratuite, ma solo scuole private, che venivano frequentate da chi poteva pagare gli insegnanti.

Così i Romani appartenenti alle famiglie più povere, cioè la maggioranza, non potevano istruirsi.

Come sappiamo, già nel periodo repubblicano, vi erano stati grandi poeti come: Lucrezio e Catullo, storici come Sallustio, oratori come Cicerone. La letteratura e l'arte, infatti, avevano già avuto il positivo influsso della conquista dell'Italia meridionale e della Grecia.

Successivamente, nell'età di Augusto, Virgilio celebrò nell'Eneide la leggenda delle origini di Roma. In altri poemi come le Bucoliche e le Georgiche, egli esaltò la pace serena della natura e della vita dei campi.

Altri grandi poeti furono Orazio e Ovidio, mentre gli storici Tito Livio e Tacito narrarono le vicende della storia di Roma.

L'arte dell'età imperiale seguì e sviluppò i modelli greci. Si perfezionarono l'architettura, la scultura, il bassorilievo, il mosaico. Arti minori furono l'oreficeria, la coniazione di monete e medaglie, il taglio di gemme e cammei.

 

 

Il lavoro

I ricchi romani si alzavano presto, però di solito lavoravano solo la mattina. Sbrigavano i loro affari in casa, poi andavano al foro.

Nel pomeriggio si recavano alle terme a fare il bagno, gli esercizi ginnici e a conversare. Gli artigiani e i bottegai, invece, lavoravano dalla mattina alla sera, poiché non avevano nessun patrimonio. 

Mentre gli uomini d'affari, politici, oratori e avvocati, cambiavalute, intrattenevano con i loro convegni tutto il resto della cittadinanza nel foro.  Il foro infatti, era il centro della vita cittadina, lì si svolgeva la vita pubblica e si facevano i comizi.

Nel foro si trovavano le statue e i monumenti che ricordavano gli uomini più illustri e i fatti più gloriosi della storia romana.

Nelle vicinanze del foro si teneva anche il mercato cittadino e c'erano numerose botteghe di generi alimentari e negozi che vendevano oggetti di lusso.

 

La religione

Giove e Giunone

I Romani veneravano una serie di dei familiari, protettori della casa e della vita domestica, e tante divinità pubbliche, protettrici di tutto il popolo. Queste provenivano dalle varie parti dell'impero. Infatti prima di distruggere le città nemiche, i Romani ne invitavano gli dei a trasferirsi a Roma, dove avrebbero trovato un culto degno di loro.

Le principali divinità pubbliche erano: Giove, padre di tutti gli dei, Marte, dio della guerra, Minerva, dea della sapienza. Il culto degli dei comportava preghiere, offerte di primizie; ma talvolta anche sacrifici di quegli animali che, si riteneva, fossero loro graditi.

 

Alessandra Madaro

Corso di storia

 

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